Nella mattinata di lunedì 16 aprile, il presidente Sergio Mattarella si è recato a Forlì per ricordare la figura dell’esponente DC Roberto Ruffilli, nel trentennale dell’agguato terroristico che pose fine alla sua esistenza. Nell’occasione, al politico romagnolo è stata intitolata una piazzetta, ubicata non lontano dalla sua abitazione.

Il Cipes, nell’unirsi al ricordo del presidente Mattarella, esprime la propria soddisfazione – ed anche una punta di orgoglio – per aver percepito da tempo la tuttora grande attualità della figura e dell’opera di Ruffilli, dedicandogli un convegno nel maggio di due anni fa. All’epoca la nostra associazione presentò l’iniziativa manifestando il proprio disappunto per la scarsa considerazione ricevuta da Ruffilli e da tutto ciò che la sua memoria rappresenta. In quei giorni inserì il suo nominativo tra le figure di spicco del cattolicesimo democratico meritevoli di essere ricordate nella toponomastica del nostro comune. Proposta che – a distanza di due anni – il Cipes rinnova, invitando altresì a considerare l’opportunità di ricordare le vittime del terrorismo di ogni colore e della criminalità organizzata.

Ruffilli, intellettuale e politico di grande spessore, come collaboratore e braccio destro di Ciriaco De Mita aveva riflettuto e lavorato a lungo sul tema delle riforme costituzionali: è da ascrivere a lui uno dei più approfonditi e lungimiranti progetti di riforma dello Stato e dei vari ambiti nei quali lo stesso si articola, a partire dalla carta costituzionale e dalla legge elettorale. È soprattutto per questo motivo, per esplicita ammissione dei suoi assassini nel comunicato di rivendicazione dell’omicidio, che Ruffilli fu giustiziato. Nei giorni dell’assassinio in molti si interrogarono su chi fosse Roberto Ruffilli, troppo spesso considerato un personaggio di secondo piano della DC. Non sapendo, o forse facendo finta di non sapere, che il politico forlivese era in realtà uno dei pensatori più illuminati del panorama politico italiano. La sua stella polare era il cittadino, che con i suoi diritti ed i suoi doveri considerava il vero arbitro della democrazia, colui che bisogna sempre tenere al primo posto quando si discute di regole e riforme istituzionali. Al contempo Ruffilli ha sempre preso le distanze dal dal populismo e dai rischi dell’antipartitismo, parlando a più riprese di temere la “grande semplificazione” della democrazia diretta ed esortando al tempo stesso i partiti a dotarsi di strutture più moderne e di regolamentazioni chiare e trasparenti.

La speranza è che il compiacimento per il ricordo commosso che ne ha fatto il Presidente della Repubblica, e per la interessantissima puntata del programma di Paolo Mieli “Passato e Presente” messa in onda sempre lunedì da RaiTre, non debba lasciare il posto al dispiacere per l’oblìo nel quale lui e altri illustri membri del cattolicesimo democratico vengono purtroppo spesso relegati. A questo proposito, stupisce il fatto che, ad oggi, a nessun autore Rai sia ancora venuto in mente di dedicare al politico romagnolo una trasmissione rievocativa del suo sacrificio.

L’augurio è che l’occasione di questa commemorazione trentennale possa fornire una spinta ad un rinnovato interesse verso le idee di Roberto Ruffilli, la cui proposta di riforma dello Stato elaborata trent’anni fa è a nostro avviso ancora attuale. Un contributo, quello di Ruffilli, che anche a distanza di tutto questo tempo – se riscoperto e discusso – potrebbe far riflettere in un momento in cui la politica sembra aver smarrito la capacità di affrontare le proprie sfide con serietà ed equilibrio, soprattutto nell’ambito del dibattito sui punti cardine dell’ordinamento giuridico della nostra Repubblica. A partire dalla legge elettorale, visto il fallimento del Rosatellum che ha portato allo stallo politico a cui stiamo assistendo in questi gironi dal quale ancora non sappiamo come e quando usciremo.